Gianblu

Ci sono abilità creative che nascono dentro di noi, ma per una serie di contingenze della vita si rivelano solo in età matura.

In fondo, come diceva Joseph Beuys, se siamo tutti artisti, si tratta solo di saper innescare la scintilla giusta per fare uscire quella selva di abilità miste alle emozioni che ciascuno porta nel proprio inconscio.

E di trovare il momento giusto per farlo.

Questo meccanismo si riflette candidamente nell’esperienza di Gianluca Limonta, in arte Gianblu, nato a Lecco il 26 ottobre 1968, nel momento in cui ha deciso di votarsi ancora più fermamente al sacro fuoco dell’arte, lasciandosi andare alle istintive e provocatorie “licenze d’artista”.

Compresa l’estrosa iniziativa di dipingersi la barba di blu, perchè essere artisti è anche una questione di forma e libertà di essere.

Dal febbraio 2022 si è trasferito e vive con la sua compagna Daianne a Gordevio, in Ticino, dove ha allestito il suo nuovo laboratorio e ha iniziato nuovi processi di ricerca artistica, collaborando anche con attività locali, istituzioni pubbliche e private.

Attingendo all’etimologia latina della parola “arte” (ars: abilità, talento, tecnica) Gianblu ama definirsi “artista artigiano”, dove l’abilità del fare ed il genio creativo si fondono, si mescolano e si concretizzano in quella che l’artista chiama “arte per tutti”.

In ogni sua opera sfida colui che guarda, lo porta all’interno di un processo di apprendimento e quindi di cambiamento che si realizza attraverso l’osservazione, la sensazione ed in ultimo l’azione.

Ecco perchè non ama identificarsi in una corrente artistica; ne attraversa alcune.

Ma il senso profondo e complesso delle sue opere è il tentativo di superare la separazione fra osservazione e pensiero da una parte, e, sensazione ed azione dall’altra.

Ecco la necessità di esplorare i materiali più diversi e concretizzarne l’accostamento nelle sue opere.

Questo profondo intento artistico lo ha portato alla realizzazione della “Scatola”, alta 3,16 m., dell'”Ominide” in bronzo e delle “Cornici” nei boschi, sospese tra cielo e terra.

Questi messaggi espliciti, in realtà circostanziali, ne sottendono altri il cui senso si manifesta nel momento dell’unione fra realtà e forma.

Nella sua citazione “Se vivi un sogno non ti sedere”, rappresentata anche da una serie di sedie instabili, sgangherate, o anche bruciate, non c’è un significato nascosto da cercare, ma un senso esplicito che è quello dell’agire, spingersi oltre la “confort zone”  in cui siamo calati nella realtà quotidiana.

Non volendo avere un obbligo del riconoscimento per tecnica o materiali, ma ritenendosi un libero sperimentatore e ricercatore nell’arte, Gianblu ha aggiunto un cerchio alla propria firma, simbolo di perfezione, ricerca e d’infinito.

Ecco dunque il significato del cerchio accanto alla firma, segno di riconoscimento inconfondibile di Gianblu. 

 

 

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